Il Proibizionismo negli Stati Uniti

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La storia della Cannabis, come abbiamo visto, ha vissuto momenti di valorizzazione ed elogio e periodi in cui invece è stata completamente oscurata.

Noi di Smart Camp, come al solito, vogliamo fare un pò di chiarezza.

Se nel mondo, sopratutto quello occidentale, vi è quasi paura sfrenata della Marijuana è dovuto in larga parte a ciò che è avvenuto dagli anni 20-30 negli Stati Uniti d’America.

Partiamo dal principio è cioè quando gli agricoltori statunitensi coltivavano in libertà la Cannabis, per usi prettamente industriali, come cordame, vestiti, carta, ma anche per usi medici ed alimentari. Successivamente verso gli anni Venti si incominciò a utilizzarla anche per usi inebrianti, probabilmente visti nel vicino Messico. Negli anni ’30 in tutte le grandi città del Sud degli Usa vi erano dei consumatori, erano in maggioranza messicani, jazzisti neri e americani “degeneri”.

Da quì parte la campagna antiproibizionista degli Usa, portata avanti sopratutto dal Federal Bureau of Narcotics, con a capo H.J. Anslinger, che pilotò una campagna anti-cannabis, da loro denominata “campagna educazionale”.
Il Federal Bureau utilizzò la subdola arma della disinformazione, utilizzando come strumento di diffusione la stampa, che appoggiò completamente Anslinger, creando uno stato d’allarme, completamente ingiustificato e fondato da cause e fatti completamente non attendibili (ma che ancora oggi paghiamo). Affermazioni allarmistiche erano consuetudine verso la metà degli anni Trenta (molti con sfondo razzista), del tipo “I negri sotto effetto della Marijuana stuprano le nostre donne bianche”.

Estratti di giornale

Per farvi degli esempi riportiamo qualche articolo comparso nei giornali americani:

” La degradante e malefica azione dell’hashish e dell’oppio non riguarda soltanto i singoli individui bensì intere razze e nazioni. La cultura dominante ve i paesi più illuminati sono dediti all’alcol, mentre le razze e le nazioni dipendenti dalla canapa e dall’oppio, alcune delle quali avevano un tempo raggiunto così alti livelli di civiltà, hanno subìto un deterioramento fisico e mentale “.
(New Orleans Medical and Sursical Journal 1931)

” Un certo G.E., presumibilmente sotto effetto di Marijuana, ha ucciso due donne e poi si è suicidato ferendosi più volte all’addome, al cuore e alla gola, come solo chi è uscito completamente di senno può fare. Gli agenti di polizia sono convinti che G., era sotto effetto di Marijuana al momento del duplice omicidio e del suicidio e che spesso faceva ricorso a quella droga. Il medico che lo ha visitato poco prima che morisse ritiene che nessuno possa mutilarsi a quella maniera a meno che non sia “sconvolto” e l’unica cosa che può indurre quello stato, con pari intensità, è a detta del medico la Marijuana”.
(The Traffic of Narcotics,1940)

Gli scienziati e i pubblici ufficiali , con le loro scarse informazioni, fecero ben poco per mitigare la fobia dei più che vedevano nella Marijuana una <<droga assassina>>, portatrice non solo di crimine ma anche di degrado morale e mentale. Bisogna sottolineare anche che medici, scienziati e studiosi, non venivano presi in considerazione, preferendo un qualunquismo da strada. Nel 1937 il Committee on Legislative Activities riferì all’American Medical Association:
“Non esiste alcuna prova che indichi l’abuso medicinale di Cannabis o che dimostri di dipendenza da uso terapeutico […] e sarebbe vantaggioso mantenere il suo status attuale di farmaco per quelle affezioni su cui esercita la propria azione” .
(1937, anno in cui fu creata la Marijuana Tax Act)