Dove la città diventa un capolavoro

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Come è cambiato il museo. Da istituzione polverosa a centro polifunzionale. Turismo e promozione culturale significano benefici economici, ma anche maggiore vivibilità.

Negli ultimi anni il museo ha cessato di essere solo strumento di promozione culturale o centro educativo; è assurto, invece, a motore dello sviluppo urbano ed economico. L’economia del turismo, infatti, ha portato a un generale ripensamento del ruolo simbolico e “alto” della cultura. Cultura e musei rappresentano un prodotto che deve essere venduto e che può portare molti benefici economici al territorio.

È lo stesso concetto di museo a essere stato riformulato. Non più istituzione nobile, ingessata e polverosa, ma centro polifunzionale aperto alla città. Affianco alle attività culturali più tradizionali, hanno preso piede altre funzioni. Bookshop, negozi, ristoranti, ludoteche, centri divulgativi e discoteche. Non sono mancate le preoccupazioni e le critiche di chi ritiene che i musei stiano diventando tutt’altra cosa. In realtà è la stessa funzione sociale di arte a essere stata riformulata.

Metropoli fatte ad arte

Il museo positivista vittoriano o quello keynesiano condividono l’idea che la cultura, solo quella “alta”, debba avere una funzione pedagogica. Il museo come servizio sociale. Le analisi economiche, però, hanno dimostrato che sono i ceti borghesi che fruivano di questo tipo di musei, a prezzi politici: una politica regressiva di redistribuzione.

Si è posto, quindi, il problema di attrarre un altro pubblico: popolare e consumista, che di solito affolla i centri commerciali e i maxicinema ed è più interessato nel vedere un tipo vestito da centurione piuttosto che una tela di Tiziano. Contemporaneamente si è diffusa l’idea che il museo, posta la demanialità dei beni in esso conservati, potesse essere gestito con criteri privatistici – proprio perché gli utilizzatori dei musei sono ricchi e non poveri – o la gestione potesse essere affidata ai privati.

Dal Novecento in poi tutto diventa Arte

Queste trasformazioni, inoltre, sono avvenute nell’ambito di una più generale riformulazione del concetto di arte. Il Novecento ha visto la morte dell’Arte – con la “A” maiuscola -; tutto diventa arte e si ampliano le forme museo, che a loro volta – come merce nel mercato – devono avere un solo scopo: fare utile. Considerazioni qualitative od ontologiche sull’essenza degli oggetti contenuti nel museo o sulla funzione sociale dell’arte, scorporata dalle dinamiche del mercato, non hanno più senso.

L’unicità di un Leonardo o la serialità industriale di Jeff Koons sono entrambe legittimate dal mercato, non più dalla casta di intellettuali o filosofi che ha il potere di decidere cosa è arte e cosa non lo è. La nuova arte e i nuovi musei, sono un fenomeno sociale ed economico rilevante. Fino al 1999, la Ue sceglieva la Città europea della cultura: Firenze, Atene, Parigi.

Oggi, la Capitale europea della cultura è quasi sempre una città non storica, proprio per favorirne lo sviluppo urbano attraverso il traino della cultura: negli ultimi anni, abbiamo avuto capitali come Essen, Linz, Liverpool, Stavanger, Cork. Proprio i nuovi musei sono lo strumento più usato per trasformare una città normale in “città d’arte”.