Con l’acqua alla gola. Il Mediterraneo dimenticato

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Miopia politica, malaffare e mancanza di controlli rischiano di trasformare il Mediterraneo in un deserto blu.

Siamo in brutte acque. Brutte e calde: l’ondata bollente di questi giorni ha già provocato temperature record in tutto il bacino del Mediterraneo. A misurarne la febbre è l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia che ha disegnato la mappa del surriscaldamento del mare nostrum: l’acqua ha già oltrepassato i 20 gradi centigradi, con picchi di 23 a ridosso delle coste di Turchia, Libano, Siria e Israele.

Il mare nostrum se la passa male

«Si tratta di temperature anomale», spiega il climatologo Giampiero Maracchi. E le temperature da primato non fanno che peggiorare una situazione già critica. Miopia politica, malaffare e mancanza di controlli stanno trasformando il Mediterraneo in un deserto blu. è l’altra faccia di questa stagione balneare appena iniziata. Fatta di incuria e dolo. Una situazione che spinge Greenpeace a dichiarare alcune zone del mare nostrum «una fogna a cielo aperto senza regole né controlli».

Sembrerebbe una storia senza redenzione. Soprattutto se le stime venissero confermate: entro il 2020 metà della popolazione mondiale potrebbe insediarsi in una fascia di territorio a non più di 60 chilometri dal mare. Ma non è solo la quota di stanziali a preoccupare: anche sul fronte dei “passaggi” stagionali c’è poco da stare allegri. Secondo una stima del Wwf ogni anno tutto il Mediterraneo attirerebbe 200 milioni di visitatori.

E che impatto pensate che abbia tutto ciò su un sistema che in fatto di fognature e depurazione zoppica alquanto? La media nazionale ci dice che il 72% degli agglomerati urbani è servito da depuratori conformi alla normativa. Se è vero però che la Valle d’Aosta conta su una copertura del 100%, regioni come la Liguria, la Puglia o il Veneto si fermano ad uno striminzito 40%.

A peggiorare la precaria situazione anche i carichi nefasti che i fiumi italiani sversano in mare: secondo Goletta verde, il 47,7% dei punti campionati alla foce dei corsi d’acqua è «gravemente inquinato», il 27,1% «leggermente inquinato».

Sono tanti gli allarmi inascoltati

L’ultimo allarme è del Cnr: troppa chimica nel Po, i pesci stanno cambiando sesso. E dove credete finiscano gli estrogeni, il mercurio e diserbanti che avvelenano il Po? Domanda pleonastica, con buona pace del patrimonio custodito nel mare nostrum: il 7% di tutte le specie marine conosciute al mondo; 580 specie di pesci (tra cui 45 di squali); 21 specie di mammiferi marini e 5 di tartarughe; oltre a 1.289 specie vegetali.

Che devono convivere con 584 città, 750 porti turistici e 286 commerciali, 13 impianti di produzione di gas, 55 raffinerie, 180 centrali termoelettriche. Oltre 200mila navi, dice l’Onu, solcano ogni anno le nostre acque e si registra il 23% del traffico mondiale marittimo di prodotti petroliferi.

Un quadro che fa apparire il Mediterraneo sempre più simile a una bagnarola in cui galleggiano schifezze d’ogni tipo. Si può sperare nelle correnti marine e nel ricambio di acqua? Il Mediterraneo è un bacino con scarsissimo interscambio di liquidi: una goccia d’acqua che entra da Gibilterra impiega 150 anni per compiere tutto il giro del mare nostrum.

Ecstasy: una droga pericolosa

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Che cos’è l’Ectasy?

Si dice ecstasy ma si parla in realtà di varie sostanze diverse, tutte prodotte in laboratorio. La più importante è l’Mdma, un derivato dell’anfetamina. Si trova in giro in pasticche colorate, di forme differenti e non si sa mai con precisione cosa c’è dentro. L’Mdma agisce soprattutto sulla serotonina, una sostanza del nostro cervello che interviene sull’umore, sul sonno e sull’appetito. Studi scientifici hanno dimostrato che può danneggiare in maniera significativa alcune cellule del cervello.

Effetti e rischi

Chi la usa cerca una via veloce per emozioni forti, parole fluenti e rapporti facili con tutti, specie con l’altro sesso. Ma subito l’ecstasy fa battere il cuore più in fretta, rende la bocca arida, le mascelle tese e dilata le pupille. Alza la pressione del sangue, è un rischio ulteriore per chi ha problemi a cuore, reni o soffre di epilessia. Presa durante una notte di ballo sfrenato contribuisce a far salire la temperatura del corpo e può portare al colpo di calore: un pericolo per la vita, in qualche caso. Se poi si bevono alcoolici i rischi aumentano. Quando l’effetto finisce ci sente depressi e irritabili. Così storditi che una curva può sembrare più distante di quello che è. Chi esagera, così come chi consuma magari poco ma spesso, può avere crisi d’ansia, di panico o di paranoia che possono riproporsi anche molto dopo aver consumato. Col tempo può entrare in depressione e aver problemi a dormire (anche per settimane) e a mangiare.

Alcune cose da ricordare

Con l’ecstasy può venir voglia di riprovarci: una volta, due, tre. Finché non diventano troppe. E allora può sembrare che la notte non sia più notte, senza l’ecstasy. Per cui la si prende ancora, pensando che vada tutto liscio, ma non è sempre così. Anche perché può diventare necessario prenderne di più per ottenere lo stesso effetto e questo non fa che aumentare i rischi. Col tempo quel che si ricerca sfuma, mentre crescono i problemi. Gli effetti dell’ecstasy variano da persona a persona, in particolare, l’Mdma può tirar fuori disturbi che non si sospettava di avere: ecco perché, per qualcuno, anche solo una pasticca può essere pericolosa. Il mix con altre droghe o con alcoolici aumenta i rischi. In Italia, dove l’ecstasy è illegale ed è equiparata per legge all’eroina, alcuni decessi sono stati collegati al suo abuso.

Europa: cresce il consumo di cannabis

europa-cannabisUn sondaggio Eurobarometro svela le abitudini e le opinioni dei ragazzi europei sulle sostanze stupefacenti

L’Eurobarometro – l’agenzia Ue che registra le opinioni dei cittadini europei – ha condotto un sondaggio sulle droghe fra più di 7600 giovani (dei quindici Paesi membri dell’Unione europea, prima dell’allargamento) appartenenti alla fascia d’età compresa fra i 15 e i 24 anni. L’esito dei dati per il 2004 ha confermato la maggior parte delle osservazioni emerse dalla campagna svolta nel del 2002.

I risultati evidenziano che il tasso di contatto e di consumo personale dei cannabinoidi – marijuana, hascisch, olio di hascisch (distillazione delle foglie) e THC (tetra-idro-cannabinolo) – è in aumento e superiore a quello di altre droghe. I luoghi privilegiati per acquistarle sembrano essere feste, pub e discoteche, luoghi dove possono essere ottenute facilmente secondo il 79% degli intervistati.

Il Centro Europeo di Monitoraggio sulle Droghe di Lisbona ha rivelato che, a partire dagli anni Novanta, il consumo una tantum di cannabis è aumentato in maniera tale da poter essere descritto come “diffuso” in un certo numero di Stati membri.
Questa affermazione trova un perfetto riscontro nella popolazione giovanile in cui il 68% dichiara di conoscere persone che fumano “spinelli”, la metà di aver avuto la possibilità di fumarne e un terzo di averne già provati.
Dai dati raccolti è stato possibile tracciate un profilo socio-demografico sulle persone più esposte al consumo di sostanze stupefacenti: sono giovani tra i 20 e i 24 anni, prevalentemente di sesso maschile, disoccupati, risiedono in grandi città e conoscono gente che ne fa già uso.

Perché i giovani provano le droghe?

La ragione principale che induce a provare le sostanze stupefacenti è la curiosità (64%) seguita da invito da parte dei coetanei (45%) e dalla ricerca di un’intensa emozione (37%). Un giovane su tre vede un collegamento fra il consumo di alcool e tabacco e quello delle droghe (in aumento di 6 punti percentuali rispetto al 2002).
All’interno dei confini UE i ragazzi fumatori di sigarette sono rimasti stabili al 37% mentre è in ascesa, di due punti rispetto al precedente rapporto, l’assunzione regolare di alcool diffusa oggi al 47% nella fascia d’età studiata.
La maggior parte dei giovani europei ritiene che tutte le sostanze stupefacenti siano pericolose anche se vengono fatte distinzioni in base alle droghe – leggere o pesanti – e che il maggior rischio è rappresentato dalla dipendenza (72%) e dalla mancanza di una forte volontà (50%). Sono emerse opinioni contrastanti in merito alla pericolosità dovuta all’uso occasionale di alcool, cannabis o ecstasy. Gran parte dei giovani considerano come “molto pericolosa” l’eroina e le droghe sintetiche (89%), la cocaina e il crack (70%). Percentuali molto più basse sono emerse in relazione al tasso di nocività di cannabis (24%), sigarette (14%) e alcool (13%).

Punire ma anche e soprattutto informare

Centri specializzati sulla droga risultano essere la principale fonte di informazioni al riguardo (55%). Altre continuano a essere costituite da professionisti del settore medico-sanitario (44%) e amici (36%), mentre l’utilizzo di Internet è quello che ha registrato il più grande incremento nel 2004, essendo aumentato di sei punti a livello Ue.
Infine, circa tre quarti degli intervistati non sono d’accordo sul fatto che ci sarebbero meno problemi legati alla droga se questa fosse meno costosa (72%). Il dato cambia se si tiene conto dei soli consumatori di sostanze stupefacenti: la gran parte afferma che, se le droghe fossero più economiche, ci sarebbero meno problemi. La metà è comunque concorde sul fatto che i tossicomani dovrebbero avere disponibilità di aghi e siringhe poco costosi e ritiene importanti misure punitive contro gli spacciatori e i produttori.

Di questi giorni è la disposizione con cui il Consiglio Giustizia/Interni adotta la decisione quadro che definisce e punisce il traffico di droga. Viene stabilita una definizione comune del traffico di droga e una certa armonizzazione delle sanzioni, che saranno progressive, da quelle “dissuasive” fino a un massimo di 10 anni di reclusione, a seconda della gravità del traffico e del grado di pericolosità della droga. I ministri hanno escluso dal campo di applicazione della direttiva il consumo personale. Gli Stati membri potranno, qualora lo vogliano, punirlo ma non saranno costretti a farlo a norma di questa decisione quadro. L’accordo permette quindi ai Paesi Bassi di mantenere la loro tolleranza per la detenzione di piccole quantità di droghe leggere. I paesi Ue hanno a partire da ora un anno e mezzo di tempo per applicarla.

Il Proibizionismo negli Stati Uniti

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La storia della Cannabis, come abbiamo visto, ha vissuto momenti di valorizzazione ed elogio e periodi in cui invece è stata completamente oscurata.

Noi di Smart Camp, come al solito, vogliamo fare un pò di chiarezza.

Se nel mondo, sopratutto quello occidentale, vi è quasi paura sfrenata della Marijuana è dovuto in larga parte a ciò che è avvenuto dagli anni 20-30 negli Stati Uniti d’America.

Partiamo dal principio è cioè quando gli agricoltori statunitensi coltivavano in libertà la Cannabis, per usi prettamente industriali, come cordame, vestiti, carta, ma anche per usi medici ed alimentari. Successivamente verso gli anni Venti si incominciò a utilizzarla anche per usi inebrianti, probabilmente visti nel vicino Messico. Negli anni ’30 in tutte le grandi città del Sud degli Usa vi erano dei consumatori, erano in maggioranza messicani, jazzisti neri e americani “degeneri”.

Da quì parte la campagna antiproibizionista degli Usa, portata avanti sopratutto dal Federal Bureau of Narcotics, con a capo H.J. Anslinger, che pilotò una campagna anti-cannabis, da loro denominata “campagna educazionale”.
Il Federal Bureau utilizzò la subdola arma della disinformazione, utilizzando come strumento di diffusione la stampa, che appoggiò completamente Anslinger, creando uno stato d’allarme, completamente ingiustificato e fondato da cause e fatti completamente non attendibili (ma che ancora oggi paghiamo). Affermazioni allarmistiche erano consuetudine verso la metà degli anni Trenta (molti con sfondo razzista), del tipo “I negri sotto effetto della Marijuana stuprano le nostre donne bianche”.

Estratti di giornale

Per farvi degli esempi riportiamo qualche articolo comparso nei giornali americani:

” La degradante e malefica azione dell’hashish e dell’oppio non riguarda soltanto i singoli individui bensì intere razze e nazioni. La cultura dominante ve i paesi più illuminati sono dediti all’alcol, mentre le razze e le nazioni dipendenti dalla canapa e dall’oppio, alcune delle quali avevano un tempo raggiunto così alti livelli di civiltà, hanno subìto un deterioramento fisico e mentale “.
(New Orleans Medical and Sursical Journal 1931)

” Un certo G.E., presumibilmente sotto effetto di Marijuana, ha ucciso due donne e poi si è suicidato ferendosi più volte all’addome, al cuore e alla gola, come solo chi è uscito completamente di senno può fare. Gli agenti di polizia sono convinti che G., era sotto effetto di Marijuana al momento del duplice omicidio e del suicidio e che spesso faceva ricorso a quella droga. Il medico che lo ha visitato poco prima che morisse ritiene che nessuno possa mutilarsi a quella maniera a meno che non sia “sconvolto” e l’unica cosa che può indurre quello stato, con pari intensità, è a detta del medico la Marijuana”.
(The Traffic of Narcotics,1940)

Gli scienziati e i pubblici ufficiali , con le loro scarse informazioni, fecero ben poco per mitigare la fobia dei più che vedevano nella Marijuana una <<droga assassina>>, portatrice non solo di crimine ma anche di degrado morale e mentale. Bisogna sottolineare anche che medici, scienziati e studiosi, non venivano presi in considerazione, preferendo un qualunquismo da strada. Nel 1937 il Committee on Legislative Activities riferì all’American Medical Association:
“Non esiste alcuna prova che indichi l’abuso medicinale di Cannabis o che dimostri di dipendenza da uso terapeutico […] e sarebbe vantaggioso mantenere il suo status attuale di farmaco per quelle affezioni su cui esercita la propria azione” .
(1937, anno in cui fu creata la Marijuana Tax Act)

Dalla birra alla vodka

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Allarme birra nel paese della vodka, la Russia: anche le ragazzine ne scolano litri, bevendo direttamente dalla bottiglia, per strada. È una nuova, inattesa ”minaccia alcolica” per una Russia dove gli ubriaconi certo non mancano e la Duma, la camera bassa del parlamento, ha appena deciso un vistoso giro di vite in puro stile proibizionistico.

Con un solo voto contrario e 429 a favore, i deputati hanno vietato il consumo di birra fuori dai bar, dai ristoranti e dalle mura di casa. D’ora in poi non potra’ piu’ essere venduta nei negozi che si trovino vicino a scuole, ambulatori e ospedali. Senza distinzione di colore politico, la Duma ha dichiarato guerra alla birra nella convinzione che soltanto così sia possibile un’efficace difesa dei giovani da una tendenza in buona parte associata con l’occidentalizzazione del paese dopo la caduta del comunismo.

Cenni storici sulla birra in Russia

La birra esisteva ovviamente anche nella vecchia Urss ma era di qualita’ pessima. In genere non era nemmeno pastorizzata. Adesso no: tutte le principali birrerie del pianeta si sono impiantate in Russia e grazie a prezzi modici e ad una pubblicità martellante hanno sfondato alla grande, soprattutto tra le generazioni meno anziane. Negli ultimi cinque anni hanno raddoppiato la produzione, con prospettive di crescita ancora piu’ colossali. Il rovescio della medaglia di questo boom è pero’ visibile ogni sera al centro di Mosca: per strada, nei sottopassaggi, davanti alle stazioni della metropolitana, bivaccano bande di ragazzini e ragazzine – spesso barcollanti – con l’immancabile bottiglia di birra tra le mani o tra le labbra. La si compra ovunque. I chioschi che la smerciano sono spuntati come funghi un po’ a tutti gli angoli della capitale. Quando questo boom si è per la prima volta profilato qualche anno fa, le autorita’ l’hanno incoraggiato con l’adagio ”meglio la birra della vodka”.

È una buona decisione?

Adesso la musica è cambiata. Prevale il timore che la birra – ingurgitata a fiumi da ragazzini e ragazzine dall’età di dodici anni – costituisca una specie di iniziazione propedeutica ai piu’ terribili superalcolici e sia spesso un combustibile importante della micro-delinquenza urbana. Da qui la decisione della Duma di trattarla alla stessa stregua della vodka, proibendone il consumo all’aperto. Invano l’unico deputato che ha poi votato contro, il libertario Viktor Pokhmelkin, ha scongiurato i colleghi di non colpire ”in modo cosi’ atroce una delle poche industrie in espansione al di fuori del settore petrolifero”. La camera bassa non ha sentito ragione e ha approvato ieri in seconda lettura una severa legge anti-birra. Ma quanto sara’ efficace il giro di vite? A Mosca prevale lo scetticismo. Tanto per incominciare: la legge non quantifica le multe a carico di chi la viola. Diventa poi difficile immaginare i sornioni poliziotti russi impegnati in operazioni repressive contro i teen-ager che continueranno a fare all’aperto un inebriante pieno di alcool.